Il mito del multitasking: perché il cervello salta da un'attività all'altra e come cambiare meno spesso
In psicologia il multitasking è il tentativo di svolgere due o più attività contemporaneamente, per esempio scrivere un'e-mail durante una riunione. Con le attività impegnative, però, il cervello non elabora davvero entrambe insieme: alterna rapidamente tra l'una e l'altra, e ogni passaggio costa un po' di tempo e di precisione. (In informatica il multitasking è un'altra cosa, più app in esecuzione insieme, e questa pagina non parla di quello.) Qui sotto: cosa hanno trovato gli studi, da dove vengono le cifre popolari del «40 %» e dei «23 minuti», cos'è il residuo di attenzione e sei modi per cambiare attività meno spesso.
- Il multitasking con attività impegnative è, in pratica, un rapido spostamento dell'attenzione dall'una all'altra.
- Negli esperimenti di Rubinstein, Meyer ed Evans (2001), ogni passaggio tra attività costava tempo, e il costo cresceva con la complessità delle regole dell'attività.
- Sophie Leroy (2009) ha descritto il «residuo di attenzione»: dopo aver lasciato un'attività non finita, una parte della tua attenzione resta lì e il rendimento in quella successiva cala.
- L'affermazione che il multitasking costi «fino al 40 % del tempo produttivo» è una stima che l'APA attribuisce allo psicologo David Meyer, non il risultato di una misurazione precisa.
- I «23 minuti» sono il tempo medio che le persone dello studio sul campo di Gloria Mark impiegavano per tornare a un'attività interrotta (facendo circa altre due cose nel frattempo), non il tempo necessario per tornare a concentrarsi.
Il multitasking in psicologia e in informatica
La parola multitasking viene dall'informatica. Un computer o uno smartphone fa «multitasking» quando girano più programmi e il sistema operativo distribuisce il tempo di elaborazione tra loro così in fretta che sembra simultaneo. Se cerchi come affiancare due app su un tablet, consulta la guida del tuo dispositivo: questo articolo parla di persone.
In psicologia il multitasking è il tentativo di seguire due o più attività insieme: parlare al telefono mentre scrivi, ascoltare una lezione mentre rispondi ai messaggi, guidare mentre imposti il navigatore. Curiosamente, con le attività che richiedono attenzione il cervello si comporta un po' come un vecchio computer: non lavora in parallelo, alterna. Solo che non così in fretta, e non gratis.
Cosa succede nel cervello quando cambi attività
Joshua Rubinstein, David Meyer e Jeffrey Evans (2001) hanno condotto quattro esperimenti in cui le persone ripetevano la stessa attività o alternavano tra due (classificare figure secondo regole diverse, risolvere diversi tipi di operazioni). Alternare costava tempo. La perdita era maggiore quando le regole erano più complesse e minore quando le persone avevano un segnale chiaro di quale attività veniva dopo. Gli autori lo spiegano in due passaggi: prima il cervello deve cambiare obiettivo («ora faccio B») e poi caricare le regole della nuova attività.
Stephen Monsell (2003), in una revisione della ricerca sul cambio di attività, ha aggiunto un punto importante: anche quando le persone hanno tempo per prepararsi a un passaggio, una parte del costo rimane; è il cosiddetto costo residuo del passaggio. Prepararsi aiuta, ma non lo cancella.
In laboratorio un passaggio costa frazioni di secondo. Ma nella vita reale non alterni tra due regole semplici, bensì tra una proposta scritta a metà, una chat e un foglio di calcolo, e non una volta, ma decine di volte all'ora.
Provalo tu in due minuti
Prendi carta e un cronometro. Prima scrivi le lettere dalla A alla T e sotto i numeri da 1 a 20, e cronometrati. Poi scrivi le stesse cose alternandole: A1, B2, C3… fino a T20, e cronometrati di nuovo. Il secondo giro ha lo stesso numero di caratteri e, nonostante ciò, di solito richiede molto più tempo e produce più errori. È una dimostrazione semplice, non un esperimento scientifico, ma è proprio ciò che succede quando rispondi a una chat tra un paragrafo e l'altro.
Il residuo di attenzione: perché il lavoro non finito ti rallenta
Sophie Leroy (2009) ha aggiunto un altro livello. Quando passi da un'attività che non hai finito a un'altra, una parte della tua attenzione resta «agganciata» alla prima. Lei lo chiama residuo di attenzione. Nei suoi esperimenti, le persone che passavano ad altro lasciando lavoro non finito rendevano peggio nell'attività successiva rispetto a quelle che avevano completato la precedente.
Questo spiega una sensazione nota: stai rispondendo a un'e-mail, ma nella tua testa stai ancora sistemando la presentazione. Non sei del tutto in nessuna delle due. Leroy e Theresa Glomb (2018) hanno poi mostrato un aiuto semplice: prima di un'interruzione, annota velocemente dove ti sei fermato e cosa farai dopo (un piano per riprendere l'attività). Così la tua testa può lasciar andare l'attività. Altre tecniche pratiche in come concentrarsi.
Chi fa molto multitasking se la cava peggio
Eyal Ophir, Clifford Nass e Anthony Wagner (2009) hanno confrontato persone che usano abitualmente molti media insieme (TV, chat, web, musica) con altre che non lo fanno quasi mai. Il risultato è stato il contrario di quello che ci si aspetterebbe: chi faceva molto multitasking con i media si distraeva di più con stimoli irrilevanti e se la cavava peggio, non meglio, in un test di cambio di attività.
Una precisazione importante: era uno studio correlazionale. Non dimostra che il multitasking danneggi la tua capacità di concentrazione; potrebbe anche darsi che le persone che fanno più fatica a concentrarsi facciano più multitasking. Studi successivi sul tema hanno dato risultati contrastanti. La conclusione sicura è modesta: fare molto multitasking probabilmente non ti renderà un esperto di multitasking.
Miti e cifre che circolano
Gli articoli sul multitasking adorano le cifre a effetto. Ecco cosa c'è davvero dietro:
| Affermazione | Da dove viene | Verdetto |
|---|---|---|
| «Il multitasking costa fino al 40 % della produttività» | La pagina dell'American Psychological Association sui costi del cambio di attività riporta che David Meyer ha affermato che anche i brevi blocchi mentali causati dal cambiare attività possono costare fino al 40 % del tempo produttivo. È una sua stima, non una cifra misurata nello studio del 2001. | Stima di un esperto, non una misurazione |
| «Dopo un'interruzione servono 23 minuti per tornare a concentrarsi» | Gloria Mark ha raccontato a Gallup che, nel suo studio sul campo (Mark, Gonzalez e Harris, 2005), le persone tornavano al lavoro interrotto dopo 23 minuti e 15 secondi in media, facendo circa altre due cose nel frattempo. | Tempo per tornare all'attività, non per tornare a concentrarsi |
| «Le interruzioni rallentano il lavoro» | In un esperimento di laboratorio con 48 partecipanti, Mark, Gudith e Klocke (2008) hanno osservato che le persone interrotte finivano le attività di posta più in fretta e senza differenze di qualità, ma con più stress, frustrazione, pressione dovuta al tempo e fatica. | Piuttosto «più veloci, ma stressati» |
| «Le donne sono più brave degli uomini nel multitasking» | Un'affermazione popolare senza prove solide. | Non supportata |
| «Il multitasking abbassa il QI di 10 punti» | Circola a partire da notizie sui media; non abbiamo trovato nessuno studio sottoposto a revisione paritaria che lo dimostri. | Non usarla |
La ricerca concorda sul fatto che cambiare attività ha un costo. Quanto sia grande dipende dalle attività, dalla frequenza dei passaggi e dal fatto che tu lasci lavoro non finito. Non esiste un'unica cifra magica.
Quando il multitasking non è un problema
Fare due cose insieme non è un problema quando almeno una è automatica e non richiede decisioni:
- camminare e parlare al telefono, stirare e ascoltare un podcast, riordinare con la musica,
- musica strumentale durante il lavoro di routine (i testi delle canzoni interferiscono di più con la scrittura),
- lavoro meccanico breve (riordinare, copiare) mentre ascolti qualcosa di leggero.
I problemi cominciano quando entrambe le attività richiedono linguaggio, decisioni o memoria di lavoro: scrivere un'e-mail durante una riunione, studiare mentre chatti. E dove c'è in gioco la sicurezza, il telefono alla guida non rientra nella categoria «non è un problema».
6 modi per cambiare attività meno spesso
- Raggruppa e-mail e messaggi. Invece di controllarli di continuo, occupatene da due a quattro volte al giorno a orari fissi. Vedi raggruppare le attività.
- Un blocco = un'attività. Scegli una sola cosa per 25–50 minuti e avvia un conto alla rovescia. Come organizzare i blocchi: la tecnica del pomodoro; per il lavoro concentrato più lungo, deep work.
- Prima di un'interruzione, scrivi a che punto sei. Una riga, «prossimo: finire il paragrafo sui prezzi», riduce il residuo di attenzione (Leroy e Glomb, 2018).
- Disattiva le notifiche che non vengono da persone. Notizie, social e «a qualcuno piace il tuo post» possono aspettare.
- Una sola finestra. Chiudi le schede che non riguardano il blocco. Ciò che non vedi non può trascinarti via.
- Il telefono fuori portata. Non a faccia in giù sulla scrivania, ma in un'altra stanza o nello zaino.
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Domande frequenti
Il multitasking è un mito?
In parte. Puoi fare insieme due attività automatiche, come camminare e parlare. Con due attività impegnative, però, il cervello alterna invece di lavorare in parallelo, e la ricerca sul cambio di attività (Rubinstein e coll., 2001; Monsell, 2003) mostra che alternare ha un costo.
Quanto tempo costa cambiare attività?
In laboratorio un passaggio costa frazioni di secondo e quel costo aumenta con la complessità dell'attività; nel lavoro reale le perdite si sommano con il numero di passaggi. Il tanto citato «40 %» è una stima attribuita allo psicologo David Meyer, e i «23 minuti» sono il tempo medio per tornare al lavoro interrotto nello studio sul campo di Gloria Mark.
Cos'è il residuo di attenzione?
Il residuo di attenzione è la parte della tua attenzione che resta su un'attività precedente non finita quando passi a una nuova. Sophie Leroy (2009) ha dimostrato che peggiora il rendimento nell'attività successiva. Aiuta scrivere una breve nota con il «prossimo passo» prima di cambiare.
Le donne sono più brave nel multitasking?
Non ci sono prove scientifiche solide di questa affermazione così diffusa. I risultati dei vari studi variano e dipendono più dal tipo di attività e dalla pratica che dal genere.
Come smetto di fare multitasking?
Lavora in blocchi di una sola attività con un conto alla rovescia, gestisci e-mail e messaggi in momenti dedicati, disattiva le notifiche non necessarie e tieni il telefono fuori portata. Annota le idee sparse invece di agire sul momento e scrivi da dove riprenderai prima di un'interruzione.
Fonti e letture consigliate
- Rubinstein, J. S., Meyer, D. E. & Evans, J. E. (2001). Executive control of cognitive processes in task switching. Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, 27(4), 763–797
- Monsell, S. (2003). Task switching. Trends in Cognitive Sciences, 7(3), 134–140
- Leroy, S. (2009). Why is it so hard to do my work? The challenge of attention residue when switching between work tasks. Organizational Behavior and Human Decision Processes, 109(2), 168–181
- Leroy, S. & Glomb, T. M. (2018). Tasks interrupted: How anticipating time pressure on resumption of an interrupted task causes attention residue and low performance on interrupting tasks and how a "ready-to-resume" plan mitigates the effects. Organization Science, 29(3), 380–397
- Ophir, E., Nass, C. & Wagner, A. D. (2009). Cognitive control in media multitaskers. PNAS, 106(37), 15583–15587
- Mark, G., Gudith, D. & Klocke, U. (2008). The cost of interrupted work: More speed and stress. CHI 2008
- Mark, G., Gonzalez, V. M. & Harris, J. (2005). No task left behind? Examining the nature of fragmented work. CHI 2005
- Gallup Business Journal (2006). Too many interruptions at work? Interview with Gloria Mark
- American Psychological Association: Multitasking: Switching costs
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